Adolescenti e media, (non solo) rischi e minacce

Adolescenti e media, (non solo) rischi e minacce

Abbiamo fatto una ricerca su come si studiano i comportamenti dei teenager su internet e abbiamo trovato informazioni interessanti. Gli adulti con uno smartphone in Italia sono due su tre, e lo stesso vale per i 12-17enni. Facebook ce lo hanno praticamente tutti, YouTube due su tre, sempre tra gli adulti e considerando anche la navigazione da portatili e computer fissi.

Occhio a questi dati ora: WhatsApp (con altre applicazioni di messaggistica che però restano marginali) è usato da tre utenti smartphone su quattro; stessa numerosità per chi fa e condivide foto/filmati o ci naviga in rete; quattro su dieci usa i social network in mobilità e tre su dieci ascolta musica e gioca (fonte Eurispes).

A chi si riferiscono questi dati, agli adolescenti? No, a tutte le età. Tutti ragazzini insomma, se non fosse per quel quattro su dieci che lo usa per lavorare.

Ma la mente degli adulti è più formata di quella di un adolescente, che esposto ai media (tutti) senza la presenza del genitore non filtra. Il CENSIS nel Libro bianco media e minori vede i giovani costruire una lettura artificiale della realtà attraverso i telegiornali, sovrascrivere la realtà con la fiction, rischiare di non distinguere realtà e fantasia con troppi videogiochi, ridurre la vigilanza cognitiva, fare esperienza di contenuti violenti trasferendoli in un illusorio processo di contenimento della violenza nella realtà. Conseguenze: meno creatività, più passività, peggiori risultati scolastici, impoverimento linguistico, stati di confusione e disagio, effetto zapping su ciò che accade intorno, formazione di personalità definita “a bassa definizione” (ricche di informazioni, ma scarsamente orientate all’impegno), mentalità consumistica.

E IPSOS, che ha fatto una ricerca per Save the Children in occasione del Safer Internet Day 2015, dice che circa uno su dieci è sempre connesso (sono due volte e mezzo quelli sempre connessi negli Stati Uniti secondo PewResearchCenter).

Sono tinte fosche. Vorrei guardare agli adolescenti con più fiducia, o almeno in modo più neutro. Le ricerche citate sono tutte centrate o sui rischi o sulle minacce dell’esposizione a internet e media. Nello specifico guardano al rapporto con la partecipazione politica (CENSIS) e alla sicurezza in rete (IPSOS/Save the Children). Lodevoli, autorevoli e sempre interessanti, ma siamo di fronte a una generazione che per la prima volta ‘è’ media, può ‘produrre’ contenuti media e lo fa.

Infatti il 59% legge un blog ogni giorno e il 38% aggiorna il proprio blog personale. Allora allarghiamo lo sguardo: i media sono pericolosi se non rientrano in un percorso educativo. Ancora una volta diventa centrale la figura delle agenzie educative e dei genitori. È lì che dobbiamo guardare, si può fare di più: chi insegna ai bambini e agli adolescenti a usare internet in modo costruttivo, sano, sicuro? Di solito imparano da soli o dagli amici. C’è intelligenza partecipativa tra i giovani, stimoliamola e raccontiamola. Cominciamo con i bambini a scegliere le app migliori e usiamole insieme a loro, faremo adolescenti più pronti. E non lasciamoli soli.

Giovanni Vannini

Giovanni Vannini

Papà di 2, con 1 folletto in casa. Intraprenditore. La parola come mestiere​, prof che aspira a essere maestro​, educatore ai social media​. Amo intraprendenza,teatro,gesto atletico,la bellezza, e il delicato futuro dell'umanità.