Non esistono schermi buoni o schermi cattivi, esistono solo bravi educatori!

Non esistono schermi buoni o schermi cattivi, esistono solo bravi educatori!

Stimolato da una riflessione lanciata da Anna Pisapia su Facebook su un articolo di Repubblica di Elena Dusi dal titolo “Ogni giorno otto ore al tablet: per i piccoli è una droga”, mi rendo conto che come al solito l’informazione rischia di diventare disinformazione, o meglio di peggiorare l’accesso critico ai temi dell’educazione ai nuovi media, dividendo l’opinione pubblica agli estremi di un campo di battaglia tra apocalittici digitali e techno-fan, ovvero tra chi come extrema ratio sarà portato a decidere se censurare qualsiasi dispositivo elettronico ai propri figli o se invece lasciarli liberi di usare in maniera arbitraria questi strumenti. In ambedue i casi il risultato sarà lo stesso: avremo creato comunque in loro un disagio sociale di qualche entità. Molti genitori vengono indotti, infatti, come sembra suggerire non troppo velatamente nell’articolo anche un esperto psicoterapeuta come Fulvio Scaparro, a pensare che la scelta in definitiva da fare per il bene dei propri…

Lo sviluppo linguistico del bambino partendo dall’Abbiccì

Lo sviluppo linguistico del bambino partendo dall’Abbiccì

Con Abbiccì l’educatore-insegnante o genitore sarà facilitato perchè potrà concentrarsi nel suo compito di regista e osservatore, ruoli fondamentali per garantire quella giusta distanza che permette al bambino di conquistarsi il ruolo di maestro del suo apprendimento e all’adulto di essere un educatore attento e rispettoso del mondo interno del bambino, capace di prendersi cura di lui con più efficacia.

5 modi alternativi di giocare con i vostri bambini e un iPhone

5 modi alternativi di giocare con i vostri bambini e un iPhone

È estate! La scuola è finita ed è tempo di uscire, giocare e divertirsi eppure… “È sempre su quel dannato telefono cellulare! E dico sempre! Sempre incollato a quel telefonino!!!”… Tuttavia, se sono proprio i genitori che, in cambio di un seppur meritato relax, hanno insegnato ai loro figli fin da piccoli a gestire la loro autonomia con un diversivo digitale, diventa più difficile poi sganciarli da quel modello una volta che questi diventano autonomi e più adulti, sperando alla fine che escano a giocare all’aperto come ai vecchi tempi del quando-eravamo-piccoli-noi. Nulla va dato per scontato e anche il digitale che fa parte del loro mondo fin dalla nascita, non dev’essere considerato uno strumento opzionale della vita, un diversivo ludico, ma oggetto di una seria azione educativa da parte dei genitori che va ben oltre la semplice e immediata censura. E allora ecco 5 modi alternativi di giocare in famiglia con un iPhone!

Guardare il mondo con gli occhi del possibile

Guardare il mondo con gli occhi del possibile

I bambini interrogano il mondo. Stimolarli a interrogarsi fin da piccoli sui fatti del mondo significa aiutarli ad avere un accesso critico, a non accontentarsi della prima risposta, a non seppellire il pensiero sotto lo streaming facile del buon senso comune, dell’ovvio, che serve solo a non far faticare il cervello. A essere costruttori attivi, non utilizzatori passivi di conoscenza. i bambini vanno aiutati e stimolati a crescere pensando in positivo, non solo di fronte a un mondo fatto di black bloc che distruggono le vetrine dei negozi e incendiano le auto, ma anche di fronte ai pensieri negativi, stanchi e disincantati degli adulti di una società in crisi che non ha più speranze da trasmettere alle generazioni future.

Perché è importante far crescere bambini “smanettoni”

Perché è importante far crescere bambini “smanettoni”

Come tutti i bambini con i capelli rossi quando ero piccolo ero una peste. Ero capace di scalpellare il muro della mia camera per cercare di creare un tunnel che di notte mi portasse alla zona giorno di nascosto dai miei genitori coprendo di volta in volta il buco con un poster di Qui, Quo e Qua. Ero capace di scavare anche un buco nel terreno del giardino del nonno perché dovevo capire cosa c’era al centro della Terra: il mio migliore amico, infatti, mi aveva detto che avremmo trovato prima l’acqua, poi la pietra e infine il fuoco. Ero capace anche di scassinare la porta del gazebo degli attrezzi del vicino di casa perché convinto che quello era una covo di streghe e qualcuno le streghe prima o poi le doveva affrontare e uccidere. Insomma non ero proprio un bambino tranquillo, ma se c’era un trucco per farmi stare buono un paio di orette quel trucco si chiamava Meccano.

#InSearchOfStories

#InSearchOfStories

Si dice che narrare è nutrimento, e noi crediamo sia così. Proprio! Lo è specialmente la voce della mamma o del papà, o di chi legge al bambino, perché lo fa crescere, lo nutre di racconti, e nei racconti ci sono i personaggi, le emozioni. E poi ci sono anche le vibrazioni. Il tono e il ritmo della voce sono un vero viaggio alla scoperta del mondo, da sempre molto significativo per un bambino, più di quanto un adulto ricordi. Il calore della voce porta con sé le istruzioni sulla vita! E il narrare non è solo voce, è anche l’immagine, e il suono. Le prime comunità raccontavano con il suono, e poi con le immagini. Le parole in forma scritta sono arrivate molto tempo dopo. E’ tanto tempo che abbiamo i libri, e per fortuna! Con i libri, i più grandi scrittori ci hanno mandato storie bellissime, da leggere…