Una storia bella, Daniel

Una storia bella, Daniel

Ricordi quel bambino che ci aveva ispirati, Daniel, quello che studiava sotto la luce di un lampione… Prima che facesse il giro dei giornali italiani, tra cui La Repubblica che gli aveva dedicato ben due pagine, avevamo pubblicato la sua storia, che ci aveva ispirati. E’ bello condividere una storia che ispira, specialmente se è vera, venuta fuori, pensa un po’, da Facebook (c’è del buono nei social network: è in chi li usa bene!). Ma non ci eravamo limitati a guardare, come La Repubblica e gli altri, no; avevamo cercato di capire se potevamo far del bene, coerenti con la nostra continua tenace idea di fare la nostra piccola parte (la cosa non ci lascia mai, è lo stesso spirito con cui facciamo tutto in Koo-koo Books). Così avevamo scoperto che c’era una campagna di crowdfunding – una raccolta fondi – dedicata a Daniel e avevamo aderito. Bene, sorpresa: abbiamo ricevuto una lettera, la…

Virtuali o virtuosi?

Virtuali o virtuosi?

Quando avevo 4 anni la tecnologia più sofisticata che avevo era un televisore in bianco e nero e una manopola da girare per cambiare canale. Nonostante questo, quel poco di interazione che avevo a disposizione era quanto bastava a calamitare tutta la mia attenzione sul televisore e le sue manipolazioni. A un amichetto di mia figlia molti anni dopo, serviva molto meno: a lui bastava che la televisione fosse accesa.

Perché è importante far crescere bambini “smanettoni”

Perché è importante far crescere bambini “smanettoni”

Come tutti i bambini con i capelli rossi quando ero piccolo ero una peste. Ero capace di scalpellare il muro della mia camera per cercare di creare un tunnel che di notte mi portasse alla zona giorno di nascosto dai miei genitori coprendo di volta in volta il buco con un poster di Qui, Quo e Qua. Ero capace di scavare anche un buco nel terreno del giardino del nonno perché dovevo capire cosa c’era al centro della Terra: il mio migliore amico, infatti, mi aveva detto che avremmo trovato prima l’acqua, poi la pietra e infine il fuoco. Ero capace anche di scassinare la porta del gazebo degli attrezzi del vicino di casa perché convinto che quello era una covo di streghe e qualcuno le streghe prima o poi le doveva affrontare e uccidere. Insomma non ero proprio un bambino tranquillo, ma se c’era un trucco per farmi stare buono un paio di orette quel trucco si chiamava Meccano.