Un dispositivo veramente rivoluzionario… Il libro!

Un dispositivo veramente rivoluzionario… Il libro!

Dibattere ancora se sia meglio il libro digitale o quello stampato non ha molto senso. Questi dibattiti mi ricordano un po’ quelli dei geek nei forum e sui social quando discutono accanitamente se sia meglio un iPhone o un Samsung, o se il sistema Android o quello di Apple. Fiumi di post e conversazioni da stadio per esaltare l’una o l’altra fede tecnologica. Che poi tanto si va sempre a finire sulla potenza della fotocamera e su chi c’ha il sensore più elevato (perchè poi, alla fine, di machismo tecnologico si tratta), motivo per cui oggi Apple colma il gap tecnologico rispetto a Samsung con un’abile campagna pubblicitaria, quella che riempie le nostre città di immagini Scattate con iPhone 6. Ecco, nei dibattiti sul futuro dei libri spesso devo assistere agli stessi vecchi alterchi degli apocalittici e degli integrati. I primi che, dopo aver esaurito le poche cartucce in difesa del caro…

5 modi alternativi di giocare con i vostri bambini e un iPhone

5 modi alternativi di giocare con i vostri bambini e un iPhone

È estate! La scuola è finita ed è tempo di uscire, giocare e divertirsi eppure… “È sempre su quel dannato telefono cellulare! E dico sempre! Sempre incollato a quel telefonino!!!”… Tuttavia, se sono proprio i genitori che, in cambio di un seppur meritato relax, hanno insegnato ai loro figli fin da piccoli a gestire la loro autonomia con un diversivo digitale, diventa più difficile poi sganciarli da quel modello una volta che questi diventano autonomi e più adulti, sperando alla fine che escano a giocare all’aperto come ai vecchi tempi del quando-eravamo-piccoli-noi. Nulla va dato per scontato e anche il digitale che fa parte del loro mondo fin dalla nascita, non dev’essere considerato uno strumento opzionale della vita, un diversivo ludico, ma oggetto di una seria azione educativa da parte dei genitori che va ben oltre la semplice e immediata censura. E allora ecco 5 modi alternativi di giocare in famiglia con un iPhone!

Le storie sono esperienze

Le storie sono esperienze

“Che ci fanno insieme una ruota di pietra, l’impronta di un’astronauta e uno smartphone?”. Di solito inizia così il mio corso di lezioni all’Università. Gli studenti tentano di strutturare ragionamenti storici argomentati e logici, cercano di incanalare questi tre oggetti dentro gabbie culturali astratte che hanno già in mente. Poi, alla fine, nella maggior parte dei casi si arrendono: pensano probabilmente che io li stia prendendo in giro o che sia un pazzo. Allora li invito a costruire una storia, sì una storia che unisca questi tre elementi e che parli dell’evoluzione dell’uomo. Le cose così diventano più facili, non si deve argomentare, ricorrere all’astrazione, basta l’immaginazione, saper tessere delle trame (non è un caso che l’origine del termine “testo”, dal latino textum, significhi proprio questo), unire dei puntini, dati e fatti storici che fanno da ponte tra le diverse fasi, secondo un linguaggio simbolico che li conduce via via…

Perché è importante far crescere bambini “smanettoni”

Perché è importante far crescere bambini “smanettoni”

Come tutti i bambini con i capelli rossi quando ero piccolo ero una peste. Ero capace di scalpellare il muro della mia camera per cercare di creare un tunnel che di notte mi portasse alla zona giorno di nascosto dai miei genitori coprendo di volta in volta il buco con un poster di Qui, Quo e Qua. Ero capace di scavare anche un buco nel terreno del giardino del nonno perché dovevo capire cosa c’era al centro della Terra: il mio migliore amico, infatti, mi aveva detto che avremmo trovato prima l’acqua, poi la pietra e infine il fuoco. Ero capace anche di scassinare la porta del gazebo degli attrezzi del vicino di casa perché convinto che quello era una covo di streghe e qualcuno le streghe prima o poi le doveva affrontare e uccidere. Insomma non ero proprio un bambino tranquillo, ma se c’era un trucco per farmi stare buono un paio di orette quel trucco si chiamava Meccano.

Facciamo finta che… so leggere!

Facciamo finta che… so leggere!

C’è un momento della crescita, intorno ai 2-3 anni, in cui un bambino comincia a interessarsi alle lettere, perché prende consapevolezza dell’importanza che questo ha anche per gli adulti. L’alfabeto diventa così in questa fase un nuovo e divertente gioco. Ricordo che mia figlia mi chiedeva in continuazione cosa fosse scritto in qualsiasi giornale, cartellone pubblicitario, segnaletica incrociasse il suo sguardo. Arrivati poi a casa si chiudeva nel perimetro di un foglio bianco circondata da matite colorate e cominciava a tessere disegnando un incredibile bricolage di tanti personaggi, oggetti, ma soprattutto una moltitudine di lettere, ovunque. Poi si precipitava da me a raccontarmi quella storia, cambiando più volte la narrazione, ma utilizzando la stessa mappa di elementi, raccontando e ri-raccontando gli stessi oggetti in modi sempre diversi, mutando nomi, comportamenti e associando talvolta anche suoni e piccole canzoncine. Io la guardavo ammutolito e mentre la mia mente si perdeva nella…

#InSearchOfStories

#InSearchOfStories

Si dice che narrare è nutrimento, e noi crediamo sia così. Proprio! Lo è specialmente la voce della mamma o del papà, o di chi legge al bambino, perché lo fa crescere, lo nutre di racconti, e nei racconti ci sono i personaggi, le emozioni. E poi ci sono anche le vibrazioni. Il tono e il ritmo della voce sono un vero viaggio alla scoperta del mondo, da sempre molto significativo per un bambino, più di quanto un adulto ricordi. Il calore della voce porta con sé le istruzioni sulla vita! E il narrare non è solo voce, è anche l’immagine, e il suono. Le prime comunità raccontavano con il suono, e poi con le immagini. Le parole in forma scritta sono arrivate molto tempo dopo. E’ tanto tempo che abbiamo i libri, e per fortuna! Con i libri, i più grandi scrittori ci hanno mandato storie bellissime, da leggere…