Un dispositivo veramente rivoluzionario… Il libro!

Un dispositivo veramente rivoluzionario… Il libro!

Dibattere ancora se sia meglio il libro digitale o quello stampato non ha molto senso. Questi dibattiti mi ricordano un po’ quelli dei geek nei forum e sui social quando discutono accanitamente se sia meglio un iPhone o un Samsung, o se il sistema Android o quello di Apple. Fiumi di post e conversazioni da stadio per esaltare l’una o l’altra fede tecnologica. Che poi tanto si va sempre a finire sulla potenza della fotocamera e su chi c’ha il sensore più elevato (perchè poi, alla fine, di machismo tecnologico si tratta), motivo per cui oggi Apple colma il gap tecnologico rispetto a Samsung con un’abile campagna pubblicitaria, quella che riempie le nostre città di immagini Scattate con iPhone 6. Ecco, nei dibattiti sul futuro dei libri spesso devo assistere agli stessi vecchi alterchi degli apocalittici e degli integrati. I primi che, dopo aver esaurito le poche cartucce in difesa del caro…

L’esperienza digitale è un’esperienza reale che i bambini devono poter usare veramente

L’esperienza digitale è un’esperienza reale che i bambini devono poter usare veramente

Il primo progetto interattivo per bambini l’ho realizzato nel 1995. Si chiamava “Wolfgang il cyberlupo”. Era la storia di uno scienziato pazzo, talmente pazzo da escogitare la più atroce delle missioni che si potessero immaginare la notte di Natale: dare vita a un lupo cibernetico per attraversare la foresta, fargli raggiungere a valle la casina di un’”innocua” nonnina e rapire il tacchino destinato alla sua cena per utilizzarlo come cavia per i suoi esperimenti scientifici. “Come?! Una storia horror per bambini?!” Sì certo, la storia oggi potrebbe far impallidire qualche genitore. In realtà Wolfgang riprendeva i temi e gli ingredienti classici della favola classica e ne trasformava le paure in una serie di sketch e prove da superare per i bambini comiche, divertenti e a lieto fine che riducevano la figura del terribile cyberlupo – “forgiato in titanio e acciaio temperato” – in un misero Wil Coyote e quella del…

5 modi alternativi di giocare con i vostri bambini e un iPhone

5 modi alternativi di giocare con i vostri bambini e un iPhone

È estate! La scuola è finita ed è tempo di uscire, giocare e divertirsi eppure… “È sempre su quel dannato telefono cellulare! E dico sempre! Sempre incollato a quel telefonino!!!”… Tuttavia, se sono proprio i genitori che, in cambio di un seppur meritato relax, hanno insegnato ai loro figli fin da piccoli a gestire la loro autonomia con un diversivo digitale, diventa più difficile poi sganciarli da quel modello una volta che questi diventano autonomi e più adulti, sperando alla fine che escano a giocare all’aperto come ai vecchi tempi del quando-eravamo-piccoli-noi. Nulla va dato per scontato e anche il digitale che fa parte del loro mondo fin dalla nascita, non dev’essere considerato uno strumento opzionale della vita, un diversivo ludico, ma oggetto di una seria azione educativa da parte dei genitori che va ben oltre la semplice e immediata censura. E allora ecco 5 modi alternativi di giocare in famiglia con un iPhone!

Guardare il mondo con gli occhi del possibile

Guardare il mondo con gli occhi del possibile

I bambini interrogano il mondo. Stimolarli a interrogarsi fin da piccoli sui fatti del mondo significa aiutarli ad avere un accesso critico, a non accontentarsi della prima risposta, a non seppellire il pensiero sotto lo streaming facile del buon senso comune, dell’ovvio, che serve solo a non far faticare il cervello. A essere costruttori attivi, non utilizzatori passivi di conoscenza. i bambini vanno aiutati e stimolati a crescere pensando in positivo, non solo di fronte a un mondo fatto di black bloc che distruggono le vetrine dei negozi e incendiano le auto, ma anche di fronte ai pensieri negativi, stanchi e disincantati degli adulti di una società in crisi che non ha più speranze da trasmettere alle generazioni future.

Perché è importante far crescere bambini “smanettoni”

Perché è importante far crescere bambini “smanettoni”

Come tutti i bambini con i capelli rossi quando ero piccolo ero una peste. Ero capace di scalpellare il muro della mia camera per cercare di creare un tunnel che di notte mi portasse alla zona giorno di nascosto dai miei genitori coprendo di volta in volta il buco con un poster di Qui, Quo e Qua. Ero capace di scavare anche un buco nel terreno del giardino del nonno perché dovevo capire cosa c’era al centro della Terra: il mio migliore amico, infatti, mi aveva detto che avremmo trovato prima l’acqua, poi la pietra e infine il fuoco. Ero capace anche di scassinare la porta del gazebo degli attrezzi del vicino di casa perché convinto che quello era una covo di streghe e qualcuno le streghe prima o poi le doveva affrontare e uccidere. Insomma non ero proprio un bambino tranquillo, ma se c’era un trucco per farmi stare buono un paio di orette quel trucco si chiamava Meccano.