Un dispositivo veramente rivoluzionario… Il libro!

Un dispositivo veramente rivoluzionario… Il libro!

Dibattere ancora se sia meglio il libro digitale o quello stampato non ha molto senso.

Questi dibattiti mi ricordano un po’ quelli dei geek nei forum e sui social quando discutono accanitamente se sia meglio un iPhone o un Samsung, o se il sistema Android o quello di Apple. Fiumi di post e conversazioni da stadio per esaltare l’una o l’altra fede tecnologica. Che poi tanto si va sempre a finire sulla potenza della fotocamera e su chi c’ha il sensore più elevato (perchè poi, alla fine, di machismo tecnologico si tratta), motivo per cui oggi Apple colma il gap tecnologico rispetto a Samsung con un’abile campagna pubblicitaria, quella che riempie le nostre città di immagini Scattate con iPhone 6.

Ecco, nei dibattiti sul futuro dei libri spesso devo assistere agli stessi vecchi alterchi degli apocalittici e degli integrati. I primi che, dopo aver esaurito le poche cartucce in difesa del caro libro stampato, finiscono sempre con l’appellarsi laconicamente all’adorato profumo della carta stampata che andrà perdendosi (io ho sempre pensato che fosse la lettura a creare dipendenza, non l’odore della carta, ndr).

Eau de Papier?

Eau de Papier?

I secondi che, dopo aver infierito con tutti i benefit di usabilità della lettura digitale – dallo scorrimento veloce del testo alla possibilità di condividerlo e acquistarlo subito, dalla possibilità di ingrandire il testo a quella di personalizzare i colori dello sfondo, dall’inserire e ricercare le note personali fino alla possibilità di inserire un sacco di bookmark e potersi ricollegare da un altro dispositivo – si sono persi così tanto in tutte queste fregnacce hi-tech che si sono dimenticati di leggere il libro, e difronte al problema del profumo della carta, qualcuno riesce pure a dirti: “Chissà… Forse un giorno svilupperanno un sensore di olfatto!”…  Spero proprio di no: non so se riuscirei a sopportare anche gli odori della Rete!

A metterli d’accordo basterebbe far loro vedere un video molto divertente e illuminante: si chiama “Book, un producto revolucionario”.

Il video sottolinea come il libro, uno strumento a noi comune, analizzato con l’occhio dell’innovazione sia meno scontato di quanto possa sembrare. Rende addirittura più obsoleti anche i nuovissimi e-book, i libri digitali, che alla fine, anche se utilizzano tecnologie più evolute, non sono altro che una brutta copia digitale del vecchio paradigma cartaceo. Sì una brutta copia, perché simulano un movimento di pagina che non serve e infastidisce, sono brutti da vedere, la loro copertina è più un’immagine in anteprima che una vera e propria copertina. Tuttavia esistono e sono utili, perché se esco e mi dimentico di infilare un libro nella borsa, posso sempre utilizzare il mio telefono per leggere.

Anzi, gli editori dovrebbero vendere il libro stampato assieme a quello digitale, in un unico pacchetto, in maniera tale che il lettore possa godere della lettura di un buon libro in qualsiasi istante della sua vita: comodamente a casa con il libro di carta o nelle pieghe della giornata e nei momenti di passaggio e di attesa, con il libro digitale. Perché il Libro (quello con la “L” maiuscola) che vendono non è il supporto, ma il suo contenuto!

Certo, vendere supporti invece che contenuti fa guadagnare di più l’editore, e allora dovremmo interrogarci sul perché un e-Book debba costare ancora così tanto. Nella migliore delle ipotesi, un’e-Book – che non è altro se non un’esportazione protetta dello stesso file utilizzato per la stampa – al lettore finale costa pochi euro in meno dell’equivalente cartaceo e, nella migliore delle ipotesi (come fa Amazon per esempio), la metà. Ma è ancora troppo!

È ancora troppo se si pensa che lo sviluppo di una Book App, ossia un libro interattivo confezionato in un’app, che richiede un progetto editoriale specifico, un concept design, con illustrazioni, animazioni, musiche, effetti sonori e uno sviluppo software ad-hoc, e quindi investimenti, processi e risorse di gran lunga superiori a quelli della produzione di un e-Book (se non addirittura a quelli di un libro cartaceo), alla fine viene a costare sempre pochi euro, e in alcuni casi anche pochi centesimi… C’è qualcosa che non funziona: qualsiasi persona di buon senso affermerebbe che sarebbe giusto fare l’esatto contrario, ossia far pagare una Book App 9,99 euro, e un e-Book 80 centesimi!

Se non altro perché la Book App, rispetto all’e-Book, è veramente un prodotto a sé stante, con un suo posizionamento specifico e rappresenta il vero salto di paradigma rispetto al libro tradizionale, perché estende la lettura a più percorsi e livelli di comprensione ed utilizza linguaggi anche diversi dal testo e dalle immagini, fatti di suoni, animazioni, musica, video, simulazioni.  È una lettura che diventa esperienza vera e si mette in scena attraverso i sensi.

Se Aristotele emerso dall’Ade giungesse qui ai giorni nostri penso che preferirebbe leggere di gran lunga una Book App invece che un libro tradizionale o un e-Book, se non altro perchè nella sua Poetica descrive la drammaturgia (dal greco dràma, ossia azione, storia) come la forma più sublime di narrazione, in quanto rappresentazione armonica di un insieme di tante espressioni artistiche come la danza, il canto, la poesia – una forma di “multimedialità” ante-litteram – “mentre l’arte che si vale soltanto dei nudi discorsi e quella che si serve dei metri sia mescolandoli tra loro sia di un’unica specie si trovano ad essere prive di un nome”. È curioso che proprio quest’ultima, la letteratura, allora poco considerata dal filosofo greco al punto da non darle un nome, nei secoli successivi finisse con l’adottare  proprio il suo trattato come principale canone di riferimento.

Anche se c’è ancora molta strada da fare, il libro digitale sta diventando sempre più una forma di letteratura nuova, interattiva e sensoriale, lontana dagli schemi classici di un libro di carta e tanto più da quelli di un e-Book. Chi ha acquistato i titoli di Koo-koo Books e degli altri editori digitali per l’infanzia può sicuramente e facilmente riscontrare , ma non di meno anche chi ha scaricato app editoriali destinate a un pubblico più adulto, come per esempio le Moving Tales – Pedlar Lady, This Too Shall Pass, twas The Night Before Christmas e The Unwanted Guest – oppure Shakespeare In Bits, The History of Jazz, Beethoven’s 9th Symphony: Full Edition, tanto per nominare solo alcuni esempi che mi vengono in mente in questo momento tra una infinità di proposte editoriali tutte dai format editoriali innovativi e interessanti che chiunque di voi può trovare nei mobile store e c’è l’imbarazzo della scelta.

E già si stanno sperimentando nuovi concept editoriali per trasformare la lettura in una vera e propria esperienza, dove i confini tra lettura e immaginazione si assottigliano e si confondono. Un’esempio fra tutti è il “Jekyll and Hyde Augmented Reality Book”, un libro dove le situazioni e i personaggi del libro prendono vita coinvolgendo gradualmente il lettore fino a incorporarlo nella storia e nelle pagine del libro che sta leggendo e renderlo protagonista.

Insomma, è tempo di guardare oltre!

Il caro vecchio libro di carta non morirà mai e il suo specchio digitale, l’e-Book, probabilmente rimarrà al traino… Ma l’esperienza del Libro, il Libro a tutto tondo, fatto tanto di atomi quanto di bit, potrà estendere e potenziare la nostra esperienza di lettura, per entrare finalmente nella nostra vita, sedurci e rapirci in una nuova avventura.

Il libro è veramente un prodotto rivoluzionario!

Ugo Guidolin

Ugo Guidolin

Conosciuto anche come Oogo, che era l'unico modo di far pronunciare il suo nome a un computer con i fonemi inglesi nel 1989, è affetto dalla sindrome di Peter Pan e ritiene che per essere Grandi non bisogna essere per forza grandi. Ha scritto un sacco di storie per i bambini digitali a partire da "Wolfgang il Cyberlupo" (Mondadori, 1995), ma solo una per i bambini di carta: "Sybo il mio amico stratosferico" (Edizioni Paoline, 2010). È Head Of Design e Partner di Koo-koo Books e insegna pure all'Università (Antropologia Culturale dei Media Digitali).